di Francesco Bruno di Belmonte
La famiglia Bruno di Belmonte ha sempre servito la patria: l’On.le Cesare (1880-1965) dal suo scranno in Parlamento avversò come poté l’interventismo di Mussolini, perché aveva capito a quale disastro avrebbe portato l’Italia una guerra, allo scoppio della Grande Guerra il Cav. Felice (1889-1958), fratello di Cesare, si arruolò volontario e combattè come ufficiale dell’esercito meritandosi, oltre alla promozione sul campo, la Croce di guerra al valor militare e una Medaglia interalleata, dopo la sconfitta di Caporetto quando S.M. il Re d’Italia Vittorio Emanuele III lanciò il prestito di guerra il padre di Cesare e Felice, l’On.le Pietro (1854-1921), rispose senza esitazione corrispondendo quello che risultò allora essere il secondo prestito d’Italia come importo.

Pietro Bruno di Belmonte
Allo scoppio della II Guerra Mondiale la famiglia si presentò compatta alla difesa della patria. In particolare vanno ricordati due membri della generazione degli anni venti, entrambi nipoti dell’On.le Pietro:
Pietro di Belmonte nato nel 1922 figlio del Cav. Felice.
Dopo avere prestato servizio nell’Esercito Italiano come ufficiale, dopo l’8 settembre, quando cominciarono le diserzioni e le fughe, divenne partigiano e contribuì a liberare la nazione.
Legò il suo nome alla liberazione del paese di Mignano Pontelungo e di Cingoli.
Il 13 luglio del 1986 il Comune di Cingoli gli conferì la cittadinanza onoraria in ricordo del suo eroico comportamento per la liberazione del paese oppresso dai nazi-fascisti
Pietro Bruno di Belmonte è morto nel 1989.

Luigi Bruno, il Martire trucidato alle Fosse Ardeatine.
Luigi, era nato nel 1919, dal Marchese Franzo. Ventenne si arruolò nell’Esercito Italiano come Ufficiale. Allo scoppio della seconda guerra mondiale fu inviato sul fronte russo. Dopo la disfatta riuscì a superare lo sbarramento nemico e incominciò il suo viaggio di ritorno in patria.
L’otto settembre lo colse nel nord dell’Italia ancora invaso dai tedeschi. Arrivò a Roma dopo un lungo e pericoloso viaggio: qui si unì ai partigiani per proseguire la guerra contro gli invasori.
Tradito, fu preso dai tedeschi, portato nella famigerata prigione di via Tasso e torturato affinché rivelasse i nomi degli altri Ufficiali coinvolti nell’azione di avvicinamento ai partigiani.
Ma nessuna rivelazione fu fatta da Luigi e, quindi fu portato nella prigione di Regina Coeli. Dopo l’attentato di Via Rasella dove morirono soldati tedeschi, fu fucilato insieme ad altre 334 vittime alle fosse Ardeatine nel 1944.