La II° guerra mondiale ha segnato il passaggio della schiavitù alla libertà, dalla miseria al boom economico, dall’autoritarismo fascista alla Democrazia e quindi al progresso scientifico e tecnologico, ma soprattutto alla scolarizzazione ed al benessere economico.

Il secondo conflitto mondiale ha lasciato in noi anziani, allora bambini, dei ricordi brutti. E’ stata una guerra dura, micidiale, con 25 milioni circa di soldati morti, con centinaia di città e fabbriche distrutte; campagne rovinate ed impoverite, incapaci di dar da vivere a milioni di uomini, ridotti ormai alla più nera povertà. E’ stato un disastro indescrivibile un flagello di proporzioni gigantesche. Ma quali furono le conseguenze di questo oscuramento delle menti umane? Non si possono né descrivere né immaginarle, anche per noi e per tutti quelli che hanno vissuto quei momenti terribili e di vera schiavitù fascista. Infatti, ricordare oggi qualche avvenimento del passato o meglio come si viveva durante la II° guerra mondiale e prima, durante la dittatura fascista, è veramente triste e ci addolora molto, in quanto, si viveva in un grave stato di povertà, di miseria, di schiavitù e di paura.
Molti nostri parenti, i nostri genitori e noi stessi, anche se ancora bambini siamo cresciuti nel clima arroventato del fascismo i cui principi erano dittatura ed obbedienza assoluta al Duce, personaggio arrogante, megalomane, assetato di potere, che segnò la fine dei Reali di Savoia e dell’Italia.
In quegli anni non c’era libertà di stampa, di parola, d’insegnamento, si era obbligati a particolari esercitazioni ginnico - militari e ad assistere a spettacoli di violenza e di pestaggi. A questo proposito, ricordo un episodio tragico a cui assistetti di persona. Un giorno uscita dalla scuola, camminavo per la via XX Settembre e purtroppo ho visto una cosa, che mai avrei voluto vedere. Un anziano signore, detto mastro Catania, che camminava appoggiandosi al bastone, ed andava a rilento data la vetusta età e la sua precaria salute, dovendo attraversare la suddetta strada e vedendo scendere lungo la sua direzione un camion di militari tedeschi, fece loro cenno di rallentare, ma quei sanguinari, ridendo accelerarono travolgendolo in pieno. Non si fermarono neanche dopo, ma proseguirono il loro viaggio, imperturbabili.
Questo episodio, terrificante, ha segnato i miei ricordi infantili.
Un altro fatto, che non sono riuscita a dimenticare, è l’avventura tragica che capitò, in occasione dello sbarco Anglo-Americano, a mio padre e a due miei zii.
Prima dello sbarco io e la mia famiglia, con alcuni miei parenti, per evitare i bombardamenti delle varie incursioni aeree, siamo andati ad abitare per precauzione in una nostra campagna, in contrada Cavafico, nella cui cava, c’erano delle grotte, che in quell’occasione avevamo trasformato in camere da letto, con rami d’albero al posto di porte e di tegole. Ci si viveva mediocremente, anche perché, avendo dei prodotti caserecci, non soffrivamo la fame. Addirittura mio papà fece un piccolo mulino a due ruote per macinare il grano, dato che allora non si poteva macinare se non con il tesseramento e siccome purtroppo i “massari” erano spesso sottoposti a controlli, mio papà nascondeva i sacchi pieni di generi alimentari, tra gli alberi di carrubo ed in una cisterna vuota. Ma arriviamo al giorno dello sbarco. Si era diffusa la voce che per le campagne vicine alla nostra, giravano alcuni inglesi, che cercavano di prendere contatto con le famiglie. Fu così che mio padre e due miei zii, fecero un giro intorno, ma sfortunatamente si trovò a passare di lì un camion di tedeschi, che vedendoli, li presero per disertori travestiti. Subito, li fecero salire sul camion e li condussero in un luogo solitario ed appartato, dove li fecero schierare per fucilarli. Ma per fortuna mio padre, essendo stato in Germania a lavorare, conosceva un po’ la loro lingua, infatti, fattosi coraggio, cercava di far capire loro che nella campagna vicina avevano le famiglie con i bambini che li aspettavano. Dopo che, quei sanguinari constatarono la verità, tramite qualche persona che passava di li per caso, li lasciarono in vita, ma dopo averli massacrati con calci e pugni, riducendoli simili a dei mostri. Si può immaginare quello che successe nella nostra famiglia, quando li vedemmo arrivare ridotti in quel modo. Per tutti i miei anni vissuti, sono ritornata spesso con il pensiero su quegli avvenimenti terrificanti, che hanno inquinato fortemente il sentimento di amicizia che nutrivo per quella razza bastarda.
Un altro fatto che mi ritorna alla memoria spesso è un episodio a cui ho assistito, sempre di persona, durante una di quelle ispezioni che vennero a fare a casa mia le guardie municipali in seguito a qualche denunzia fatta dai vicini di casa, gelosi della nostra abbondanza alimentare. Siccome a casa mia, in campagna, si usava allevare dei maiali assieme ad altri animali domestici e di tanto in tanto se ne ammazzava qualcuno per fare la salsiccia, la gelatina e dei buoni sughi per condire le lasagne, i cavatelli e i ravioli fatti in casa. Mi viene ancora l’acquolina in bocca. Ebbene, durante una di queste feste in casa, sono piombati a casa mia delle guardie per controllare. Mia mamma subito fu pronta all’attacco; infatti, ha avuto il tempo di prendere la salsiccia e la carne, le ha avvolte in una tovaglia e le ha messe sotto il forno (a famosa tannura), dove di solito si teneva il vaso da notte (u catusu), con tutti i rifiuti del giorno. Per fortuna questi contenitori avevano il coperchio, altrimenti, vi lascio immaginare cosa sarebbe successo. Voglio precisare che in quel tempo a Spaccaforno, in quasi tutte le abitazioni, non c’erano né fognatura, né acqua potabile, esistevano solo delle fontane negli angoli delle strade, dove le donne e i bambini andavano a riempire le vasche e le “quartare” di zinco o di terracotta. Ogni mattina, vicino alle fontanelle si assisteva spesso a dei litigi tra i parenti, che cercavano di riempire prima i contenitori. Per quanto riguarda i rifiuti che si “custodivano gelosamente” nei vasi da notte, si potevano svuotare solo il giorno dopo, in quanto si buttavano nella botte trainata da un mulo e guidato da una persona, che puntualmente, passava per le strade la mattina presto, profumandole e diffondendo odorini raffinati e penetranti. Questa, purtroppo, era la realtà di “Spaccaforno” degli anni trenta. Comunque, ritorniamo alla nostra ispezione, mia madre sorridente, dopo avere sistemato tutto, ha affrontato le guardie, offrendo loro un bicchiere di vino ed un boccone di quello che noi mangiavamo, essendo l’ora di pranzo.
Molte altre considerazioni potrei fare sulle condizioni disagiate, critiche e sulla squallida miseria in cui si viveva nel periodo del nazi - fascismo e nel periodo belligerante della II° guerra mondiale. Ma voglio solo lasciare un messaggio per i giovani di oggi, che sono molto più fortunati di noi e soprattutto di quei bambini, ora uomini, che sono rimasti segnati per sempre dalla tragedia bellica o perché rimasti orfani in tenera età o perché rimasti invalidi per sempre in balia di qualcuno che li accoglieva per dare loro un piatto di minestra calda ed un letto dove dormire. Alle nuove generazioni voglio ricordare che si è fatto molto e con tanti sacrifici per offrire loro questa società del benessere, che si è dovuto lottare per liberare i popoli dalla schiavitù e dalla miseria, ma molto ancora bisogna fare. E devono essere proprio i giovani, che oggi più di ieri, devono impegnarsi in tutte le attività che svolgono, fin dagli anni scolastici, con molta serietà e serenità, per non dimenticare e meglio apprezzare, vivendo in una società del benessere come la nostra, il vero significato e l’importanza dei valori morali e sociali della vita, nella sua interezza, per trasmettere ai posteri una società sempre più libera, democratica ed un mondo migliore.
Note biografiche: Pina Pelligra nata ad ispica il 22/10/1933; ha conseguito la laurea in materie letterarie. Nominata insegnante di lettere, è Preside incaricata presso l’Istituto Tecnico.
In atto è Presidente del Consiglio dei Probiviri dell’Associazione Centro Incontro Anziani di cui è già stata Presidente nel Consiglio di amministrazione.
Dal volume: Storia della mia Seconda Guerra Mondiale - 2004 - Edizione Comune di Ispica