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XX Secolo:Spaccaforno diventa Ispica PDF Stampa E-mail
Scritto da Melchiorre Trigilia   
L'Ospedale. Nel 1900, con regio decreto, fu eretta in Ente Morale l'Opera Pia "Ospedale S. Giuseppe", che incamerava altre fondazio­ni e pii legati.
Fu quindi presentato un progetto e iniziarono i lavori, ma la costruzione incompleta, considerata inadatta, fu venduta a pri­vati. Simile cosa avvenne negli anni 1915-20. Nel 1937 fu costruito l'attuale ambulatorio, il quale di recente è stato ampiamente ristrutturato e ampliato, mentre i consistenti beni dell'ex Opera Pia S. Giu­seppe sono stati nel 1987 donati al Comune di Ispica.
L'Acquedotto. Le prime proposte per la costruzione di un acquedotto civico risalgono alla metà dell’800. Ma, fra progetti, discussioni e difficoltà varie, dovettero passare più di 60 anni prima che 1'8/6/1913 l'acqua proveniente dalla contrada "Scalepiane" sgorgasse dalle fontane, fra l'esultanza della popolazione.

La Guerra 1915-18.
Nella grande guerra il nostro paese diede il suo contributo in uomini e sacrifici, come le altre terre meridionali, per il bene della Patria e con la speranza di migliori condizioni di vita. Due valorosi soldati ispicesi furono decorati di medaglia d'argento: Blanco Vincenzo e Carbonaro Davide.
Merita di essere ricordato il contributo dato dai Bruno di Belmonte alla sottoscrizione nazionale indetta nel 1917 dopo il disastro di Caporetto, per risollevare le dissestate finanze della nazione. Questa famiglia, che ha dato al paese diversi sindaci e due onorevoli, Pietro col governo Crispi e Cesare con Giolitti, anche se contraria all'entrata in guerra, versò ben undici milioni (circa 18 miliardi di lire 1985; terza sottoscrizione in tutta Italia!), che andarono poco dopo soggetti a forte svalutazione.

Il 4/6/1922, in Piazza Regina Margherita fu eretto il Monumento ai 96 caduti in guerra: quattro sottufficiali e 92 soldati.

La Malaria. Nei territorio di Ispica, soprattutto nelle zone soggette a stagnazione delle acque, la malaria, da secoli, è stata la malattia più grave e diffusa. Nei tempi passati era attribuita alle esalazioni, specie delle paludi, e solo alla fine del 1800 si conobbe l'agente infet­tivo, la zanzara, e un efficace mezzo di prevenzione, il chinino, che in­ cominciò ad usarsi anche nel nostro paese, specie dopo l'assegnazione dei lotti dell'ex feudo Marina-Marza. Dalle statistiche degli anni trenta, risulta che Ispica era il paese più colpito della provincia!
La malaria fu una delle cause dell'abbandono delle campagne, dell'emigrazione e del calo della popolazione, che negli anni 1921-36 fu di ben 1745 individui. Finalmente, dopo la seconda guerra mondia­le, in seguito alla campagne di disinfezione col potente D.D.T. porta­to dagli americani, fu distrutto completamente l'habitat anofelico, e nel 1950 il morbo fu dichiarato estinto.
Il Cinema. Nel 1922 veniva inaugurato il Cinema muto “Aurelio”: nel 1933 il sig. S. Trigilia portava a Ispica il cinema sonoro.
La luce elettrica. L'impianto in tutto l'abitato fu inaugurato il 31/3/­1929.
Le Bonifiche. In seguito a richiesta del Consiglio Comunale del 6/1/1927, il 24/6/1929, grazie all'intervento del Ministro dell’Economia E. Serpieri, il territorio ispicese venne classificato come "Comprensorio di Bonifica" di prima categoria, e nel 1936 fu realizzato il Canale del Genio Civile, per convogliare alla “Foce Vecchia”, dove anticamente sboccava il fiume Busaitone le acque dei pantani Gariffi e Margio. Fu fatto anche il Canale di S. Maria che faceva sboccare a S. Maria del Focallo i due pantani Bruno. Subito dopo la seconda guerra mondiale, fu creato il Consorzio di Bonifica che completò l’opera di prosciugamento con la costruzione del canale circondariale e del bacino artificiale, e inoltre dell’impianto di sollevamento delle acque basse. Per Pantano secco, essendo risultato inutile il lungo e costosissimo canale fino a mare, perché il pantano era sotto livello!, venne co­struito nel 1956 un tunnel e canale in cemento armato che risolse il problema con lo smaltimento nei terreni vicini. Un altro grande cana­le a ovest del territorio é in progettazione (1988). Inoltre questo Consorzio ha provveduto e provvede alla costruzione di strade e impianti di irrigazione e all'elettrificazione rurale.

L'avvento del Fascismo. Dopo uno scontro violento a colpi di fucile avvenuto il 21/4/1921 fra membri della sezione locale del fascio di Piazza Regina Margherita ed elementi socialisti, il 30 ottobre 1922 i fascisti occuparono il Comune, imponendo con la forza le dimissioni degli amministratori e costituendo la nuova giunta il 4/11/1923 ci furono violenti contrasti nella sede della Società operaia e i fascisti fe­cero ricorso al manganello per imporre una nuova amministrazione.

Spaccaforno in Ispica. Nel 1934 il Podestà Dott. Dionisio Moltisan­ti, con l'avallo del prof. Gaetano Curcio, Preside dell'Università di Catania, chiedeva al governo, a nome della cittadinanza, il cambiamento del nome di Spaccaforno in Ispica. L'autorizzazione era concessa Con Regio Decreto 6/5/1935, pubblicato il 21 giugno successivo.

Gli eventi bellici.
Intanto si succedevano i tristi eventi bellici. Nel 1935-36 c'è l'arruolamento per la guerra d'invasione dell'Etiopia. Anche a Ispica l'illusorio entusiasmo per la formazione dell'Impero saliva alle stelle. Nei luglio dello stesso anno, partono i cosiddetti "vo­lontari" per la guerra di Spagna, molti dei quali spinti invero dalla fa­me e dalla disoccupazione. Nella battaglia di Benafer, in terra iberica, il 23/7/1938, combattendo eroicamente, mori il fante Lauretta Francesco, alla cui memoria venne assegnata la Medaglia d'Oro.
Nell'aprile 1939 l'Italia occupa l’Albania e il 10/6/1940 entra nella Seconda Guerra Mondiale. Soldati e ufficiali ispicesi vengono arruo­lati e partono per i vari fronti. Nella notte del 9-10 luglio 1943 aveva inizio l'Operazione "Hasky".
Mentre la sterminata flotta degli alleati occupava tutto il litorale e cominciava il bombardamento, venivano lanciati dalle fortezze volanti i paracadutisti della prima brigata aviotrasportata inglese e dell'82ª divisione americana. Alle 3,45 del 10, contingenti dell'8ª Armata Britannica, al comando del Generale Montgomery e della lª Di­visione Canadese, preceduta da reparti di Commando, del Generale Leese, sbarcano nel litorale ispicese, avanzano verso il centro abitato e vi entrano dalla parte della “barriera”.

La resistenza dei pochi militari di stanza a Ispica fu facilmente superata, data l'enorme sproporzione in uomini e armamenti. Gli sbar­ramenti di filo spinato stesi lungo la spiaggia erano del tutto inadatti a fermare l'avanzata dei mezzi anfibi e dei cingolati, mentre le “piazzole”, ancora oggi esistenti, costruite nel 1941-42, dai mastri locali sotto la direzione dell'lng. T. Col. R. Cataudella e supervisionate dal­lo Stato Maggiore dell'Esercito, con a Capo Umberto II, "stavano a guardare", vuote di cannoni e soldati! La popolazione, per lo più don­ne, vecchi e bambini, che si era rifugiata nelle grotte della Cava, stanca della guerra e della dittatura, accoglieva, prima con timore, poi con simpatia i soldati canadesi, scozzesi, inglesi e americani, che si mostravano affabili e generosi. Iniziava cosi, prima che nel resto d'Italia, il nuovo periodo storico. L'anno seguente 1944, due valo­rosi figli di Ispica, Antonio Brancati e Giorgio Figura donavano la lo­ro giovane vita, combattendo per la libertà dell'Italia, la giustizia e la democrazia, nelle fila della Resistenza Partigiana.
Nell'ultima sua devota lettera ai genitori, il ventenne Antonio diceva di morire innocente, "per aver molto amato la nostra martoriata patria". Nel 1982, nel lato nord della Piazza Regina Margherita, è sta­to eretto un monumento in bronzo alla Resistenza, rappresentante una donna con le mani alzate, opera dello scultore ispicese Salvo Monica.

Gli ultimi Quaranta Anni. Negli ultimi decenni, con l'avvento della repubblica democratica, c'è stato uno straordinario e continuo progresso economico e sociale. Dopo aver beneficiato, nell'immediato dopoguerra, degli aiuti americani, tanto utili negli anni della ricostru­zione, nel 1950 fu varata la Riforma agraria, che con l'assegnazione di consistenti appezzamenti di terreno, mirava in modo pacifico, a soddisfare le secolari e giuste richieste dei contadini, a ridurre le dif­ferenze fra ricchi e poveri e a favorire lo sviluppo dell'agricoltura.
Intanto nel campo pubblico, le iniziative delle varie amministrazioni che si sono succedute nel governo della città, l'interessamento degli uomini politici locali, l'intervento dello Stato, della nostra Regio­ne a statuto speciale, della Cassa per il Mezzogiorno e poi anche della Comunità Economica Europea, l'azione efficace delle forze politi­che e sindacali; e nel privato, l'operosità dei cittadini, i sacrifici e le rimesse consistenti degli emigrati al Nord e nei paesi europei, il lavo­ro assiduo e l'intraprendenza degli operatori economici, sono stati i fattori trainanti del rapido sviluppo e dell'elevazione generale del te­nore di vita.

L'attività edilizia, malgrado qualche momento di crisi, è stata ed è continua, grazie anche al buon tracciato stradale e agli strumenti urbanistici i quartieri nuovi, con case moderne e spaziose, quasi sempre unifamiliari, hanno molto ampliato l’agglomerato urbano; anche i quartieri antichi, a differenza di altre città, pur nel rispetto dei centro storico, sono stati e vengono ricostruiti o restaurati, e le povere e an­tigieniche casette di un solo vano vanno scomparendo.

La fonte primaria dell'economia dei paese resta l'agricoltura, che grazie al terreni dell’ampio bassopiano fertili e ricchi di acque, alla coltura a campo libero e in serra dei primaticci e della carota, allo sfruttamento delle abbondanti risorse idriche sotterranee, all'intra­prendenza degli operatori agricoli, sostenuti dagli istituti di credito e dagli enti pubblici, ai notevoli progressi nei settore e all'ampliamento dei mercati, ha raggiunto ottimi livelli e alti redditi, ha fatto rientrare molti emigrati e offre buone possibilità occupazionali ai giovani. Nu­merose sono le aziende private che lavorano e commerciano i pro­dotti agricoli, mentre poco consistente è la cooperazione.

L'agricoltura, il commercio dei mobili e il turismo sono comunque i settori di maggior sviluppo di Ispica, che ha avuto il titolo di città, con decreto del Presidente della Repubblica, dato a Roma il 12 otto­bre 1987 e registrato alla Corte dei Conti 1'11/2/1988


Popolazione. Sull’andamento demografico di Ispica presentiamo i seguenti dati: 



Anno
1570
1583
1600(ca) 
1630
1653
1710
Popolazione
2460
2859
3392
3885
5454
10254
Anno
1714
1748
1760
1798
1819
1823
Popolazione
9732
9565
10550
8090
7691
7823
Anno
1831
1852
1861
1871
1881
1901
Popolazione
8465
8335
7359
8035
10134
10767
Anno
1911
1921
1931
1936
1940
1946
Popolazione
11605
13215
12099
11470
11849
12762
Anno
1951
1961
1971
1981
1988 (gen.)
Popolazione
13260
13206
12056
14240
14945





Da questi dati si rileva un costante aumento della popolazione fino al 1710 i numerosi morti dei terremoto dei 1693 furono compensati dal consistente afflusso di forestieri dai paesi vicini. Dopo una discreta flessione, si raggiunge la punta massima di 10550 nei 1760.
Segue quindi un forte regresso, anche se non costante, fino alla punta minima di 7539 nel 1861.
Le cause devono essere meglio indagate nei documenti d’archivio; a parte le pestilenze, invero non molto gravi e presenti in altri periodi, pare che abbia inciso fortemente la crisi economica e occupazionale legata agli eventi socio-politici del tempo.

Non consistente e comunque non rilevabile dai dati risulta il feno­meno migratorio nel periodo post-unitario, fine 1800 e primi del 1900. Negli anni 1921-1936 si ha invece un decremento sensibile dovuto all'aumento dei flusso migratorio e ai numerosi morti per malaria.
Non è invece calata la popolazione negli anni della seconda guerra mondiale, perché evidentemente i non pochi morti e dispersi, fra mili­tari e civili, sono stati compensati dall'incremento delle nascite­.
Per quanto riguarda gli ultimi decenni, c'è da rilevare che il saldo fra nati vivi e morti ha continuato ad essere positivo: solo nel 1987 abbiamo avuto un lieve calo delle nascite, 187 contro le 218 del 1988, mentre i morti sono stati 128. Non si è ancora verificato perciò il fe­nomeno della riduzione graduale delle nascite, già consistente nelle regioni dei centro-nord. L'allungamento della vita e il calo della mor­talità hanno grosso modo gli stessi indici dei resto d'Italia.
Sensibile resta ancora il flusso migratorio. La differenza fra immi­grati ed emigrati è stata costantemente negativa dai 1946 al 1972, con punte massime di emigrati nel 1964-67-71-72. Dal 1973, con la punta opposta di 914 immigrati, poi sensibilmente diminuiti, si è invece invertita la tendenza. Al 31 dicembre del 1987, risultavano 404 cittadini emigrati, mentre sono inclusi fra i residenti le 809 persone temporaneamente ai l'estero per ragioni di lavoro.


Di Melchiorre Trigilia dal libro “Storia e guida di Ispica” – So.Ge.Me Editore – luglio 1988

 
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