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Spaccaforno nell' Età Moderna PDF Stampa E-mail
Scritto da Melchiorre Trigilia   
Antonello ebbe unica figlia Isabella Caruso, che nel 1497 sposò Francesco II, 19° Conte Statella, Barone di Mongiolino.
Nel 1512, dopo la morte del padre Ercole, il Re Ferdinando il Cattolico gli aveva conferito le cariche di Castellano del Castello Ursino e Tesoriere dell'Università di Catania. Ma la carica più importante, divenuta ereditaria in Casa Statella, fu quella di Gran Siniscalco o Gran Maestro Reale, settima delle supreme del Regno. Era il Governatore del Palazzo reale, sovrintendeva alle foreste e cacce del Re ed esercitava la giustizia su tutti gli inservienti della Corte. Con l'istituzione del Viceregno questo ufficio decadde, rimanendo solo come titolo onorifico. Francesco mori nel 1536.

Isabella, dopo la morte del padre Antonello, il 12/9/1537, divenne Baronessa di Spaccaforno, facendone donatario il figlio Ercole, ma riservandosi l'usufrutto in vita.

Ercole II Statella e Caruso (1501-1560) s'investi dello Stato di Spaccaforno 1'11/12/1555 e poi il 25/10/1557 per il passaggio della Corona. Essendo quasi sempre impegnato in imprese di guerra, il governo di Spaccaforno fu affidato al fratello Antonio. Ercole mori il 31/7/1560, dopo aver nominato suo successore, nel testamento in N. Bernardo Bonafede di Catania del 5/5/1559, il primogenito Blasco.
Ma lo zio Antonio rivendicò la Baronia e solo nel 1562, in seguito ad accordo, la lasciò al legittimo erede.
Blasco Statella (1523-1578) ricevette l'investitura il 23/3/1563. Nel 1577 rinunciò agli Stati ed entrato nel Collegio dei Gesuiti di Catania, dopo dieci mesi di vita umile e penitente, come semplice portinaio, mori in odore di santità.
Gli successe il figlio Francesco III, che per i meriti acquisiti come Capitano d'armi straordinario contro i banditi e Capitano d'armi in guerra della Città di Noto, ricevette dietro versamento di ben 3200 onze, dal Re di Spagna Filippo II, il titolo di Primo Marchese di Spaccaforno, dato in S.Lorenzo l'Escuriale il 19/7/1598 ed esecutoriato a Palermo l'11/1/1599. Qualche anno dopo sconfisse e mise in fuga, con un esercito tre volte inferiore, una potente armata ottomana sbarcata alla Marza. Per i passaggi della Corona si reinvestì del Mar­chesato il 28/11/1600 e il 10/2/1622; mori nel 1625.­
In uno dei volumi dell'Università di Spaccaforno, custoditi nell'Ar­chivio di Stato di Siracusa, sono registrati gli "officiali politici ed economici della città" a cominciare dai 1598/99. Le cariche erano le seguenti Governatore, Segreto, Consultore, Protomedico, Deputato delle fabbriche, Razionale della Corte, Razionale del Macino Baronale, Capo-Caccia, Maestro Notaro Secreziale, Capitano di Giustizia, Giudice Criminale, Avvocato Fiscale, Procuratore Fiscale, Giudice civile, Giudice delle prime apparizioni, Giudice delle seconde appari­zioni, Avvocato dei poveri, Maestro Notaro delle Corti Criminale, Civi­le e delle Apparizioni, Patrizio, Giurati (in numero di quattro), Sinda­co, Regio procuratore, Regio Collettore, Tesoriere dell'Università, De­tentore dei libri dell'Università, Razionale dei macino dell'Università, maestro Notaro giuratorio, Notaro dello Stato, Notaro dell'Universi­tà.
I primi quattro giurati del 1598 furono Camillo Schifitto, Antonio Camilleri, Vincenzo Bufardeci, Masi Cannata. Il primo Sindaco di cui finora ho rinvenuto il nome, è Vincenzo Paolino, eletto da Francesco V Statella il 1° Settembre 1678 (allora primo dell'anno), "come i suoi predecessori in servizio dell'ill.mo Marchese e per il pubblico benefi­cio". Dal 1749 ai 1783 sono registrati 25 sindaci (finora sconosciuti). Il primo Governatore registrato in questo volume è il Barone D. Antonino Franzò (1775).
Ma ritorniamo agli Statella il successore di Francesco III, Antonio I Statella La Rocca (1584-1651) (Inv. 13/6/1626) da giovane viaggiò per l'Europa e prese parte a diverse campagne di guerra. Tornato in Sicilia, fu Vicario Generale e Pretore di Palermo e più volte scacciò i Mori dalle riviere di Spaccaforno. Fu di bellissimo aspetto e assai corag­gioso, abilissimo nei maneggio dei cavalli e nell'uso della spada; ebbe diverse passioni amorose, ma promosse anche il culto divino, be­neficò chiese e conventi e fece molte elemosine. Mori nei 1651 a 67 anni. Il figlio Francesco IV Statella Rau (inv. 22/4/1651) durò in carica solo due anni, essendo morto nei 1564. Gli successe Antonio II Sta­tella Rau (1636-1654; inv. 3/2/1654), che mori a 28 anni e fu sepolto nel Convento dei PP. Cappuccini di Spaccaforno. Suo erede fu France­sco V Statella Rau (1654-1710), ma durante la sua minore età governò per lui la madre Marchesa Felicia Rau e Requisens, da tutti amata per le sue nobili virtù.

Francesco acquistò grandi meriti durante la "Guerra di Messina" (1674-78), nella quale intervenne la Francia del Re Sole, Luigi XVI, e in seguito come Capitano Giustiziere a Palermo; tanto che Filippo V gli si dichiarò "debitore della corona del Regno di Sicilia". Nominato Vi­cario Generale del Val di Noto, nel 1677, provvide saggiamente ai bi­sogni alimentari della popolazione.
L'11 gennaio 1693 avvenne il tremendo terremoto che distrusse gran parte della Sicilia Sud-Orientale. Spaccaforno col suo Fortilizio crollò in gran parte e i morti superarono il migliaio, dei quali solo un centinaio furono sepolti nelle chiese. Ma rimasero in piedi i mulini ed essendo stati aperti i magazzini, per disposizione del Marchese, ven­nero ospitati e sfamati anche più di diecimila forestieri dei paesi vici­ni, Noto, Modica, Scicli­.
Si provvide con sollecitudine alla ricostruzione, non più nei fondo della Cava, ma nell'ameno colle sovrastante della contrada Cugni. Il tracciato delle vie larghe e diritte e la direzione dei lavori fu affidata a due ingegneri palermitani, portati dal giovane Conte, nipote del mar­chese, Blasco, assieme a 170 muratori. L'imponente opera di riedificazione del paese e dei monumenti antichi e nuovi fu dunque merito insigne del Principe Francesco e della Casa Statella. Nel 1709 il fa­moso poeta modicano T. Campailla, dedicandogli il suo poema, "L'Adamo", esaltava le sue "bellissime qualità che risplendono nel popoli dei suoi stati ... a tale che la Città di Spaccaforno non invidia le più ragguardevoli dei regno. "Anche l'Amico lo proclama "chiarissi­mo per la prudenza e i costumi degni di un principe". Egli ebbe undici figli, il secondogenito dei quali fu il Venerabile Andrea Statella.
Gli successe il primogenito Antonio III Maria Statella Mastrilli, (1677-1731) che oltre al titolo di ottavo marchese di Spaccaforno (inv 25/4/1711) ereditò anche quello di Principe di Villadorata (inv 25/4/1711) vastissimo feudo in territorio di Noto, e quello di Principe di Sa­buci (inv 29/2/1716), latifondo vicino Licata, comprato nel 1705; oltre al Principato di Montegrifone o Mongiolino, (in territorio di Mineo), da tempo possesso di Casa statella. Dal 1713 al 1720 affidò l'ammini­strazione dello Stato di Spaccaforno e dei feudo di Mongiolino ai fra­tello Conte Sac. D. Andrea, che nel 1726 diventerà religioso Carmelitano in questi anni si continuò la ricostruzione del paese e fu eretta la muraglia attorno alla città (costata 300 once), della quale si vedono ancor oggi dei resti. Il 4/1/1716 in Not. Antonino Franzò, D. Antonio, rappresentato da D. Andrea, in cambio delle 900 once legate dal padre, cedette al Comune di Spaccaforno la "Casa Granda", come sede dei Giurati e del Carcere, dove in seguito sarà edificato il Muni­cipio (ex sede di corso Garibaldi).
Antonio sposò Maddalena Gaetani Bologna, figlia di Cesare, Prin­cipe di Cassaro. Morì a Palermo il 2/9/1731 ed è sepolto nella chiesa di S. Zita.


Fu suo erede universale Francesco VI Maria Saverio Statella Gae­tani (1710-1770; Inv 21/12/1732). Sposò, in prime nozze, Giovanna Gri­feo La Grua, morta a Montpellier nel 1752; nei 1754, a 50 anni, sposò la diciannovenne Antonina Migliaccio e Lanza, dama di corte della Regina Maria Carolina. Per i grandi servizi resi a Carlo III di Borbone, specialmente per i "prodigi di valore" compiuti nella battaglia di Vel­letri dei 1742, ricevette alte onorificenze militari e civili: Gentiluomo
di Camera, Cavaliere di S. Gennaro (1747), Grande di Spagna (1765), maresciallo ed aiutante di Campo (1767) .

Il suo ossequio al sovrano non era servilismo. Infatti nel 1754 era stato l'unico membro dei parlamento siciliano ad opporsi alla richie­sta da parte del Re, di grosse somme di denaro per l’esercito, onde "non gravare i siciliani di un peso che non potevano soffrire". E per accordarsi sulle proposte per una più equa distribuzione delle tasse, convocò a casa sua molti baroni. La coraggiosa difesa dei diritti della popolazione e del parlamento, questo illuminato Principe lo pagò di persona; infatti, l'anno seguente fu incarcerato nel Castello di Tra­pani, per ordine dei Vicerè Grimau, anche se poco dopo fu liberato e rientrò pienamente nelle grazie del Re.

In tempi calamitosi di peste, guerre, carestie e gravami fiscali che provocavano tumulti e rivolte, egli si rese benemerito, costruendo a Spaccaforno l'ospedale, il pubblico bevaio della barriera ed altre opere. Fu cristiano praticante e per le sue opere a favore dei bisognosi, meritò di essere chiamato "padre dei poveri".
L'eredità passò al primogenito Antonio IV (inv 18/9/1773) il quale nel 1774 vendette il Principato di Villadorata a Corradino Nicolaci; ma il 27/5/1778, dopo tre anni di causa, essendosi estinto il ramo principe della famiglia Gaetani, il Tribunale della Gran Corte di Palermo gli riconosceva il Principato di Cassaro (Sr) e le baronie di Bambina, Casalotto, S. Andrea e Monastero, per diritto di successio­ne alla nonna paterna Maddalena Gaetani. Sposò in prime nozze Eleonora di Napoli Zati, in seconde Maddalena Mormile da Napoli.

Morì a Palermo il 2/12/1793 ed è sepolto in S. Zita.
Francesco Maria Statella e Napoli (1738-1823) fu l'ultimo Marche­se di Spaccaforno a ricevere l’investitura il 3/12/1794. Nel 1777 sposò Felicia Naselli e Oneto che gli portò in dote il patrimonio della sua nobile casa, facilitandogli l’ascesa alle più alte cariche di Palermo. "Uomo di non comune cultura, arguto e di buone capacità dialettiche", nei 1798 si oppose in Parlamento alla richiesta di sovvenzioni straordinarie per la guerra contro i Francesi. Venne quindi nominato prima Segretario di Stato e poi nei 1800 Luogotenente del Regno di Napoli, in pratica Vicerè di Ferdinando IV.
Tornato nei 1802 a Palermo, con l’incarico di Segretario di Stato prima e di Maggiordomo Maggiore poi, dimostrò notevoli abilità diplomatiche negli anni cruciali 1812-15 fine della Feudalità e Nuova Costituzione, Parlamento costituzionale, Restaurazione. Difficilissimi i maneggi e l’opera di mediazione fra la Corte conservatrice, il So­vrano incerto, il partito patriottico riformatore le pressioni dei ministro inglese Bentink. Dopo il 1815 si trasferì col re alla corte di Napoli e nei 1820, anno della rivoluzione, manovrò inutilmente per la ricostituzione del Parlamento Siciliano. Mori tre anni dopo a Napoli. Si vuole trovare (Scichilone) il motivo guida del suo operato politico, giudi­cato spesso contraddittorio e camaleontico, nella difesa ad oltranza dei privilegi nobiliari e degli interessi personali; ma vi si può invece ri­conoscere, come per il nonno, il più nobile fine della difesa dei Parla­mento e dei popolo siciliano.

Di Melchiorre Trigilia dal libro “Storia e guida di Ispica” – So.Ge.Me Editore – luglio 1988

 
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