Il nome di "
Isbacha" compare per la prima volta in un diploma originale
del 1093, come facente parte della diocesi di Siracusa; nella Bolla del Papa Alessandro III del 1169 compare "
Spaccaforno", evidente corruzione volgare di "
Hispicaefundus". Assegnata probabilmente dal Gran Conte a qualche suo fedele milite-barone, dopo
l'età sveva ed angioina, nel primi del 1300 era possesso del Viceconte, tesoriere generale dei regno, Berengario di Monterosso (Barbieri), che la donò, intorno ai 1320, alla Regina Eleonora, moglie di Federico II d'Aragona (III di Sicilia), e la città divenne così proprietà del demanio regio (Muscia). Il figlio di Federico, Pietro II la concesse all'infante Guglielmo suo fratello, duca d'Atene, che la lasciò in eredità al suo maggiordomo Manfredi Lancia (testamento in Not. Nicolò Pittore di Messina, 11/5/1338). Confiscata ai suoi eredi, ribellatisi a Re Federico III il Semplice, fu occupata nel 1367 da Francesco Prefoglio, a cui fu concessa nel 1375 (Regia Cancelleria).
Quindi il Casale passò a far parte della Contea di Modica, diventando possesso di Andrea Chiaramonte. Dopo la di lui ribellione e condanna a morte 1'1/6/1392, il Re Martino, assieme alle altre città e feudi della Contea lo assegnò, in "puro e franco allodio" (cioè in piena proprietà, non sottoposta a oneri e vincoli feudali) a Bernardo Cabrera, con privilegio del 5/6/1392, concedendogli il "mero e misto imperio, massimo, medio e minimo" e potestà giudiziaria, civile e criminale.
Il figlio Giovanni Bernardo, succeduto al padre nel 1419, (testamento in Not. Pietro Rosso da Blanes del 14-12), lo vendette nel 1426 al notinese Nicolò Speciale, ma dopo lo ricomprò e il 2/5/1445 ne ebbe una prima investitura da Re Alfonso e una seconda il 25/2/1451. (cfr. Amico, Grana, Solarino, Villabianca, Spucches).
Il Cabrera, dovendo pagare una forte Somma al regio erario, ottenuta 1'8/11/1452 la licenza del Re di vendere beni fino a 80.000 ducati, vendette il Casale di Spaccaforno col suo Fortilizio e il territorio ad Antonio Caruso nobile notinese, maestro razionale del regno, per 1200 once, con atto del 4/1/1453 in Not. Andrea de Silaria di Napoli.
Vendette poi ai fratelli Alessandro e Giovanni di Settimo, banchieri napoletani suoi creditori, il diritto di riscatto per 6346 ducati e due tarì, come da atto del Not. Salvatore Apicella di Napoli del 1453. Saputolo il Caruso, pagò la somma al Di Settimo e prese il pieno possesso di
Spaccaforno, con atto dei Not. Angelo di Giuliano di Napoli dei 2/3/1454, confermato dal re con privilegio del 5/7/1454, a cui segui quello definitivo dato a Napoli il 18/3/1459, esecutoriato a Palermo il 25/6/1459.
Il 20/9/1459 Antonio Caruso, nel suo testamento in Not Giovanni Cacciaguerra, lasciava
Spaccaforno al primogenito Nicolò e una grossa somma in dote alla figlia Margherita che andò in sposa a Pietro de Afflitto. Nicolò Caruso in prime nozze sposò Isabella, figlia di Andrea e Donna Adriana de Asmundo, e il 15/1/1471, in seconde nozze, Antonella Coriplas
Il 5/12/1474, con testamento in Not. Giovanni De Monforte, Nicolò lasciava Spaccaforno ad Antonello Caruso, primogenito di Isabella Asmundo, e costituiva erede particolare Vincenzo, figlio della seconda moglie, Antonella; l'altra figlia di costei, Margherita, andava sposa a Scipione Statella (documenti Archivio di Stato di Modica). Antonello prese una prima investitura il 23/5/1479, quando al Re Giovanni successe il figlio Ferdinando, e una seconda il 21/1/1516, quando a Ferdinando successero Giovanna e Carlo, madre e figlio.